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Ipotesi stop eventi fino al 2021: a rischio la Campionaria della Fiera del Levante

Scritto il Maggio 11, 2020 da
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L’emergenza covid rende impossibile l’organizzazione della tradizionale fiera di settembre. Ma anche la speranza di poter spostare più avanti l’edizione numero 85, magari a fine ottobre, al momento è flebile. E così – per quanto formalmente non ci sia ancora nessuna decisione – è quasi certo che per la prima volta dal dopoguerra Bari potrebbe veder saltare la sua tradizionale campionaria.

«La situazione è molto difficile – conferma infatti Sandro Ambrosi, numero uno di Nuova Fiera del Levante, la newco che ha rilevato la gestione del quartiere espositivo barese -, in quanto al momento non ci sono nemmeno delle linee guida per lo svolgimento delle attività». Il personale della Fiera (14 dipendenti) è stato messo in cassa integrazione e gli uffici sono stati chiusi a tempo indeterminato. L’Aefi – l’associazione di categoria degli enti fieristici – tre settimane fa ha incontrato il ministero dello Sviluppo economico per chiedere indicazioni, mettendo sul tavolo la raffica di cancellazioni dei calendari di marzo e aprile e le decine di rinvii di saloni specializzati soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. «Per ora però non ci sono certezze – spiega Ambrosi – a parte una generica idea a sviluppare una piattaforma per lo svolgimento delle esposizioni online».

Ovviamente non è la stessa cosa. A Bari la speranza è che una schiarita nelle prossime settimane possa consentire l’organizzazione di una mini-campionaria a ottobre, «magari utilizzando soltanto due o tre dei padiglioni più grandi». Questo – dice Ambrosi, che è anche presidente della Camera di commercio di Bari – «potrebbe dare ossigeno ad alcuni settori produttivi, penso ad esempio all’automotive. Potremmo mettere in atto soluzioni tecniche per contingentare gli ingressi e garantire il distanziamento, fermo restando che una buona parte delle esposizioni si svolgerebbero all’aria aperta».

Ma al momento, appunto, non ci sono indicazioni e – anzi – i feedback sono negativi. Fonti dell’Istituto superiore di sanità fanno notare che l’emergenza coronavirus ha comportato la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche tra cui rientrano anche le fiere, e che tutti gli avvenimenti in cui è previsto un grande afflusso di gente vanno considerati vietati fino a nuovo ordine. Nessuno è in grado di fare previsioni né di sbilanciarsi, ed è evidente che il sistema fieristico non rappresenta una priorità nella scaletta delle riaperture: è insomma probabile che i tempi siano lunghi, gli operatori del settore temono che lo stop possa arrivare fino al 2021.

«Il problema – dice Ambrosi – è che questo significherà un colpo mortale alle fiere italiane, alcune delle quali hanno già annunciato che non riapriranno più. Rischiamo di diventare preda dello shopping dei giganti tedeschi del settore, presumibilmente a pochi spiccioli». E a Bari la situazione non è meno delicata: da inizio anno la società di gestione non ha ancora incassato un centesimo (un salone in programma il 4 marzo è stato rinviato), «eppure sta continuando a farsi carico della manutenzione del quartiere che, proprio come una casa, non può essere abbandonato». Nella «newco» la Camera di commercio di Bari è affiancata come socio di minoranza dalla fiera di Bologna, e le conseguenze della crisi rischiano di riverberarsi sui conti: in questi giorni dovrebbe essere chiuso (in positivo) il bilancio del 2019, ma – dice Ambrosi – «se non riusciremo a ripartire almeno per la fine dell’anno il colpo sarà mortale».

Fonte: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/

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