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Napoleone (Pitti): «Una piattaforma digital con Ice per rilanciare la moda»

Scritto il Aprile 20, 2020 da
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Moda e grandi appuntamenti con la moda, in digitale, per la ripresa post Covid19? L’Ice, Istituto per il commercio estero, sta dialogando con Pitti Immagine per dar vita a una piattaforma italiana delle fiere di moda, online. «Vero, siamo in contatto con il presidente di Ice, Carlo Ferro, e con il ministero degli Affari esteri con il progetto di lavorare assieme a far evolvere la nostra piattaforma digitale Pitti Connect in una soluzione online che Ice pensa possa essere utilizzata anche da manifestazioni fieristiche terze», conferma a L’Economia il Ceo di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone. Pitti Immagine, con Firenze, è stata la culla della moda italiana nata con le prime sfilate in Sala Bianca davanti a un pubblico internazionale (perlopiù americano) chiamato a raccolta sull’Arno da Giovan Battista Giorgini negli anni ‘50 post bellici. E ogni anno con Pitti Uomo, Pitti Bimbo, Pitti Filati (e due novità: Taste e Testo slittate al 2021) continua ad attrarre un pubblico di buyer ed espositori internazionali.

Il piano con Ministero e Ice

«L’idea con Ice adesso è di mettere a punto prima dell’estate la nuova piattaforma web che sarà utilizzata dai prossimi appuntamenti di Pitti confermati per settembre, e poi messa a disposizione anche di eventi terzi — spiega Napoleone —. Le fiere fisiche, anche quelle di moda, ripartiranno ma con meno espositori e meno buyer perché ci sarà anche una mobilità da Paese a Paese contenuta oltreché misure di distanziamento sociale alle quali stiamo infatti già lavorando in vista dei prossimi appuntamenti. E un supporto digitale sarà irrinunciabile».
La piattaforma per fiere in digitale nella quale confida il governo con l’Ice per trovare una via d’uscita all’empasse delle fiere fisiche che almeno nell’immediato devono far fronte al problema di tutti gli eventi con molte persone, è in realtà un antico progetto per Pitti.

L’inizio con l’Mit

«Abbiamo iniziato 9 anni fa: avviammo le prime collaborazioni con il Mit di Boston, e abbiamo continuato a credere nell’evoluzione digitale con il varo di e-P Summit, l’appuntamento milanese dedicato ogni anno a moda e tech — continua Napoleone —. Il battesimo del progetto digital è stato con una società ad hoc, Fiera Digitale, poi rilevata al 100% da Pitti un anno fa. L’idea era già quella di diventare in futuro fornitori di una piattaforma aperta anche a terzi, ma l’emergenza Covid ha accelerato decisamente i tempi». Quanto è costata sin qui la piattaforma da Pitti? «Nel progetto abbiamo sin qui investito poco più di un milione di euro, per la precisione 1 milione e 50 mila euro. E la società è andata subito in breakeven perché il servizio di ePitti sin dagli inizi è stato compreso, per gli espositori, nel prezzo al metro quadro degli stand».

Dalle sfilate ai buyer

Tra i servizi offerti dalla piattaforma c’è infatti sia un prolungamento della fiera fisica sul supporto digitale che consente agli espositori di continuare il dialogo iniziato in Fortezza a Firenze anche in modo digitale nel corso dei mesi, ma c’è anche la possibilità offerta specie agli espositori più piccoli (e nel fashion business sono molte le Pmi di moda), di raccogliere gli ordini dai buyer in fiera, in digitale. E’ il progetto battezzato Ready to order. «Compratori ed espositori ci chiedevano un supporto alla crescita digitale e così negli anni abbiamo iniziato a sviluppare un servizio di piattaforma digitale. E adesso, con il lavoro congiunto con Ice che ha messo a disposizione delle riunioni del team che lavora alla piattaforma un suo delegato che dialoga con il nostro team interno dedicato e i due fornitori tecnologici esterni ai quali ci appoggiamo, tutto è pronto per varare una soluzione digitale di portata nazionale».

Lockdown e ripresa

E che cosa sarà della moda, dopo lo tsunami Covid19? «Ci vorrà tempo perché riprenda la sua velocità pre-crisi: la conferma sta nelle produzioni contenute anche in volumi, per la primavera/estate 2021. Dai grandi moloch come Zara alla moda di qualità». Già, negozi fisici chiusi e il lockdown sembra non neanche aver dato lo slancio atteso allo shopping online. «Ynap ha chiuso la sua logistica come altri siti di e-commerce, e chi ha continuato ad operare ha comunque registrato un calo dello scontrino medio», continua Napoleone. Tavolo della moda governativo? «Nuova riunione, in modo virtuale, per fare il punto in attesa dell’allentamento del lockdown che per ora ha riaperto solo i negozi di moda bambino». Cosa serve al sistema per ripartire? Gianluigi Cimmino, ceo di Yamamay e altre catene di moda, ha detto a L’Economia che servono fondi subito per le aziende di moda che da due mesi non vendono, e per riaprire dovranno farsi carico di onerosi costi di adeguamento di spazi e dispositivi di sicurezza nei negozi. Mentre Camera della Moda e Confindustria Moda hanno scritto al governo tutti i timori per la ripresa di un settore portante del made in Italy. «Alle aziende ora serve liquidità, specie alle Pmi, e non a sei anni ma a 15. Per avere il tempo di rimettersi in pista».

Fonte: https://www.corriere.it/

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